Il Broletto di Pavia

Con i termini Broletto, Arengario, Palazzo della ragione si definiscono edifici destinati a ospitare aveva sede la magistratura dei Comuni lombardi e nei quali si svolgevano l'attività amministrativa e l'esercizio della giustizia. L'etimologia di "broletto" sarebbe da collegare con il termine "brolo", che indicava in origine un luogo chiuso e alberato. Dato che a Milano in origine la giustizia veniva amministrata all'aperto, in un giardino recintato, questo termine passò ad indicare i palazzi sede del potere civile.

La nascita dei broletti non coincise con l'avvento dell'autonomia politica dei maggiori centri padani nella metà del XII secolo. Prima della Pace di Costanza, 1183, non è infatti documentata alcuna committenza pubblica di palazzi che accogliessero le autorità cittadine fino ad allora ospitate in locali messi a disposizione dal Vescovo o in strutture edilizie sorte con diverse destinazioni.

Nel passaggio da XII a XIII secolo si diffuse una tipologia architettonica, caratterizzata sia dalla pianta che dai moduli decorativi: un parallelepipedo coricato, diviso in altezza in due vani equivalenti a copertura lignea, con portico aperto al piano terreno e sala per le riunioni al primo piano, tra loro connessi da scale esterne. Le superfici esterne sono scandite da bifore, trifore o quadrifore. Queste architetture hanno una matrice cistercense, mediata probabilmente dagli umiliati e riprendono forme di residenze dell'Europa occidentale del XII secolo, in particolare i palazzi vescovili francesi.

Il Broletto di Pavia, risalente al 1197-98 come è testimoniato da un'epigrafe conservata nei Civici Musei di Pavia, è uno dei più antichi, pur restando aperte le problematiche relative alla secolare stratigrafia di edifici. Ulteriori esempi si conservano in altre città dell'area padana, quali Piacenza, Cremona, Brescia, Milano, Vercelli, fino ad arrivare alla fascia prealpina con Novara e Como.

A Pavia il palazzo del Broletto si affaccia sul lato meridionale di Piazza della Vittoria (già Piazza Grande); la struttura attuale è frutto di successivi interventi e di modifiche realizzate nel corso dei secoli.
Sopra al sito di un insediamento romano, di cui sono stati rinvenuti resti di pavimentazioni, venne infatti eretto il nuovo palazzo, forse per volere del vescovo San Damiano, che lo scelse come sede vescovile. Nel 1197 i consoli tolsero al vescovo Lanfranco una casetta annessa che era usata come ripostiglio nell'ala del futuro Palatium novum, cioè l'ala sud nel cortile. Nella stessa piazza san Savino (Cavagneria) ci doveva essere la canonica del duomo.

Il palazzo vescovile aveva un brolo, corte, dove iniziarono a riunirsi i cittadini, forse si usava anche l'Atrio di s. Siro (Piazza del Duomo). Sul lato occidentale, oggi occupato dalle absidi bramantesche del duomo, doveva infatti sorgere il palazzo vescovile, nel quale il 9 aprile 1162 dopo la messa in duomo Federico Barbarossa aveva offerto un pranzo per celebrare la presa di Milano. A tale palazzo sarebbe pertinente la bifora ancora esistente in piazza Vittoria e doveva estendersi fino all'attuale piazza Cavagneria.

La costruzione originaria comprendeva l'ala meridionale verso piazza Cavagneria, alla quale si aggiunse la parte che si affacciava su piazza Grande a metà del XIII secolo, dopo che nel 1236 una porzione del palazzo venne venduta al Comune da Rodobaldo Cipolla, il vescovo pavese che, insieme a papa Gregorio IX, predicò la crociata contro Federico II e che per questo motivo venne incarcerato.

Alla fine del XIII secolo risale probabilmente invece la costruzione dell'ala orientale; l'impianto su tre lati, che formava un ferro di cavallo aperto verso occidente, venne modificato dalla costruzione delle absidi del Duomo ad ovest, l'aggiunta delle quali creò l'impianto quadrilatero intorno alla corte interna.

Ricapitolando nel nucleo più antico della costruzione testimonianza delle forme originarie sono il porticato al pianterreno, con la serie delle arcate a tutto sesto, e le trifore duecentesche al piano superiore; nella fronte verso piazza della Vittoria l'elemento più antico è invece la bifora del primo piano che emerge al centro del rivestimento in mattoni.

Il portico e la loggia dei notai sono addossati alla porzione del XII secolo nel 1539.
Il palazzo vescovile continuò ad occupare parte del lato occidentale del cortile fino al 1492, riducendo il suo spazio per il cantiere del duomo.

Tra il 1601 e il 1605 vengono effettuati i lavori per la costruzione della cappella che ospita la Madonna.

Già nella prima metà dell'Ottocento si avverte la necessità di effettuare lavori di restauro, che in realtà avverranno saranno solo negli anni '20 del secolo scorso.

Nel 1862 cessa l'uso delle carceri nel piano superiore sul lato prospiciente Piazza Cavagneria e il Collegio dei Notai al piano terreno, quota del cortile. L'abbattimento della cappella delle carceri, allineata a ovest alla loggetta dei Notai (1534) porta alla scoperta dell'epigrafe recante la data 1198.

Nel 1872 alla cappella secentesca della Madonna si sostituisce il coronamento mistilineo ospitante l'orologio.

Fino al 1875 il Broletto resta sede del Municipio, in quell'anno si intraprendono i lavori al lato est e piazza Cavagneria per la Scuola Normale, che comportano l'apertura di finestroni centinati non regolamentari e la demolizione della scala esterna che raccordava il cortile con la piazza e di diverse sporgenze.

All'inizio degli anni Venti si procede a nuove ispezioni e rilievi in preparazione ai lavori di restauro. Le stratificazioni plurisecolari comportano la difficoltà di una riforma adeguata. La soluzione proposta dall'architetto Ambrogio Annoni prevede l'intento di una tessitura omogenea, si affida prevalentemente alle convenzioni del ripristino di stile.

Nel Marzo 1935 il podestà Vaccari incarica l'ingegner Hermes Balducci del restauro dell'ala orientale e di Cavagneria. Nel dicembre del '37 il progetto riceve l'approvazione di massima del soprintendente Gino Chierici. Il 5 gennaio 1938 la commissione edilizia esprime obiezioni sul progetto 'per le esigenze di destinazione [Federazione Fasci] s'è dovuto molto sacrificare del desiderato restauro'. Si vuole eliminare il secondo piano dell'ala di Cavagneria perché è un corpo aggiunto, in modo da avere una migliore vista del Duomo e una più netta emergenza del torrione.