La storia della Madonna
La vicenda della Madonna di Piazza Grande ha origine nei secoli dell'età moderna e, attraverso l'epoca contemporanea, giunge fino a noi a testimoniare una storia di devozione civile e a raccontare alcuni eventi che caratterizzarono la storia pavese tra XVII e XX secolo.
All'inizio del XVII secolo, dopo che era stato completato il coronamento della adiacente Torre Civica, si pensò di realizzare una nicchia sulla facciata del Palazzo di città dove porre un altare e una statua della Vergine che potesse essere "salutata e umilmente e con devozione venerata" dal popolo direttamente dalla piazza Grande.
La proposta di erigere questa statua era stata avanzata da un predicatore dell'ordine domenicano, padre Amanzio, il cui nome ci è tramandato da una lettera del 1606 indirizzata alla Municipalità: in essa viene ricordato lo "zelo col quale il P. Amanzio predicatore dell'Ordine di S. Domenico propose la divotione di erigersi una cappella nella Piazza Grande alla Santissima Vergine per salutarla ogni sera". Il culto della Vergine Maria era già capillarmente presente nella città, come dimostrano ancora oggi le numerose immagini della Madonna che ammantano i muri di vie e cortili pavesi.
I decurioni Giovanni Antonio Opizzoni e Guglielmo Bellingeri su incarico del Comune nel 1602 presero accordi con lo scalpellino Giovan Battista Moti affinché provvedesse alla costruzione della "nigia" [nicchia]. Dai documenti si apprende che tale nicchia venne ampliata dal maestro Pietro De Marchi di Sondrio nel 1604, nell'anno in cui venne commissionata anche una nuova statua. La statua lignea realizzata nel 1601 si era forse infatti rapidamente deteriorata a causa del clima umido e freddo degli inverni successivi e la nuova statua venne commissionata al maestro Pietro Lobbia, artista stuccatore di Gandria nel canton Ticino che la assemblò sovrapponendo strati di calce e sabbia, calce e laterizio, calce e polvere di marmo, che la resero particolarmente resistente; nel contratto si puntualizza infatti: "con condicione et obbligo che la detta Imagine fosse fabbricata di maniera et di tal materia che fosse atta a resistere alii venti, gelo et altre intemperie d'aria che sogliono accadere nel verno particolarmente".
Vi sono fonti relative agli anni immediatamente successivi che tramandano il sentimento di grande devozione che il popolo manifestò sin da subito nei confronti di questo manufatto.
Nel 1606 il mercante Baldassarre Landino, rappresentante dei commercianti di Piazza Grande, rivolge al comune la richiesta di poter celebrare le funzioni all'interno della piccola cappella contenente la statua della Madonna e l'anno successivo il mercante stesso redige uno scritto in cui sono descritte le pratiche religiose che venivano organizzate: "Ogni sera al suono dell'Ave Maria numeroso popolo si affollava sulla piazza, dinanzi la Cappella; si accendevano parecchi ceri sull'altare della Vergine e si recitava devotamente l'Angelus in onore di Maria".
La statua rimase nella sua collocazione originaria per due secoli e mezzo, fino alla seconda metà del XIX secolo; nel 1872 l'autorità civile richiese ufficialmente che la statua potesse venire accolta e trovare adeguata collocazione all'interno della vicina cattedrale: la motivazione ufficiale citata nei documenti sono le modifiche che erano in progetto alla facciata del Broletto, ma il clima di laicismo imperante e la precaria situazione politica di quegli anni - dal 1871 al 1877 Pavia attraversò un periodo di grave instabilità di governo. Ad ogni seduta della giunta si doveva eleggere un Sindaco "facente funzione" e nel 1874 si dovette chiamare un commissario prefettizio - ne sono la probabile causa ufficiosa. Un fitto scambio di lettere relative al periodo compreso tra il maggio e l'ottobre del 1872 testimonia gli accordi che vennero presi tra la Giunta Municipale e i responsabili della Fabbriceria della Cattedrale. La richiesta del comune venne accolta e il 25 ottobre venne steso il verbale che testimoniava l'avvenuto trasferimento e il collocamento della statua all'interno della Cattedrale, "nello scurolo dalla parte del Vangelo".
Nel febbraio dell'anno successivo vi fu invece uno scambio di lettere tra la Fabbriceria e il Vescovo di Pavia; da esse si comprende che la devozione verso la statua non venne interrotta nel momento della sua rimozione dalla facciata del palazzo civico, ma che la Fabbriceria dovette anzi intervenire per limitare l'accesso alla cripta ad alcune fasce orarie, per evitare la presenza di un numero troppo numeroso di persone; in particolare in una di queste lettere si afferma che la "detta Statua era di speciale culto delle Erbivendole della Piazza che provvedevano ad ogni spesa per illuminazione e manutenzione dell'Altare".
Ma il tempo scorre e la grande devozione venne lentamente spegnendosi; nonostante una petizione che nel 1928 perorava la causa del ritorno della statua sulla facciata del Broletto, la richiesta fu respinta e la statua attraversò quasi tutto il XX secolo nel silenzio della cripta del Duomo di Pavia.
Fu la professoressa Anna Maria Garofoli De Paoli che, venuta a conoscenza quasi per caso del fatto che quella statua conservata in Duomo era l'antica Madonna di Palazzo, promosse una serie di iniziative volte a riportare la statua nella sua collocazione originaria. Alla raccolta di più di settemila firme di persone che chiedevano il ritorno della Madonna al Broletto, raccolta effettuata nei mesi di giugno e luglio del 1988, seguirono il restauro della statua compiuto negli anni 1991-1992, la fondazione del Comitato Madonna di Piazza Grande e un'incessante opera di sensibilizzazione dei cittadini nei confronti della storia del manufatto seicentesco.
Anna Maria Garofoli De Paoli venne a mancare nel giugno del 2000, ma gli sforzi suoi e degli altri membri del comitato furono finalmente premiati quando, il 21 dicembre 2002, i cittadini che si affollavano in Piazza Grande videro calare il velo che copriva la grande monofora posta sul lato destro della facciata del Broletto, da dove, da quel giorno la Madonna è tornata a proteggere i pavesi.